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Longobardi
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top
I mwdwLongobardi furono una mweapopolazione germanica, protagonista tra il mweqII e il mwegVI secolo di una lunga mwewmigrazione che la portò dal basso corso dell'mwfaElba fino all'mwfqItalia. Questo movimento migratorio ebbe inizio nel II secolo, ma soltanto nel mwfgIV l'intero popolo avrebbe lasciato il basso Elba; durante lo spostamento, avvenuto risalendo il corso del fiume, i Longobardi approdarono prima al medio corso del mwfwDanubio (fine mwgaV secolo), poi in mwgqPannonia (VI secolo), dove consolidarono le mwggproprie strutture politiche e sociali, si convertirono parzialmente al mwgwcristianesimo mwhaariano e inglobarono elementi etnici di varia origine, principalmente germanici.
Dopo esser entrati a contatto con il mondo mwhgbizantino e la politica dell'area mwhwmediterranea, nel mwia568, guidati da mwiqAlboino, si insediarono in mwigItalia, dove diedero vita a un mwiwregno indipendente che estese progressivamente il proprio dominio sulla maggior parte del territorio mwjaitaliano continentale e mwjqpeninsulare. Il dominio longobardo fu articolato in numerosi mwjgducati, che godevano di una marcata autonomia rispetto al potere centrale dei sovrani insediati a mwjwPavia; nel corso dei secoli, tuttavia, grandi figure di sovrani come mwkaAutari, mwkqAgilulfo, mwkgTeodolinda, (mwkwVI secolo), mwlaRotari, mwlqGrimoaldo (mwlgVII secolo), mwlwLiutprando, mwmaAstolfo e mwmqDesiderio (mwmgVIII secolo) estesero progressivamente l'autorità del re, conseguendo un rafforzamento delle prerogative regie e della coesione interna del regno. Il Regno longobardo, che tra il VII e l'inizio dell'VIII secolo era arrivato a rappresentare una potenza di rilievo europeo, cessò di essere un organismo autonomo nel mwmw774, a seguito della sconfitta subita a opera dei mwnaFranchi guidati da mwnqCarlo Magno.
Nel corso dei secoli, i Longobardi, inizialmente casta militare rigidamente separata dalla massa della popolazione mwnwromanica, si integrarono progressivamente con il tessuto sociale italiano, grazie all'emanazione di leggi scritte in mwoalatino (mwoqEditto di Rotari, mwog643), alla conversione al mwowcattolicesimo (fine mwpaVII secolo) e allo sviluppo, anche mwpqartistico, di rapporti sempre più stretti con le altre componenti sociopolitiche della Penisola (bizantine e romane). La contrastata fusione tra l'elemento mwpggermanico longobardo e quello mwpwromanico pose le basi, secondo il modello comune alla maggior parte dei mwqaregni latino-germanici mwqqaltomedievali, per la nascita e lo sviluppo della società mwqgitaliana dei secoli successivi.
Contents
• Etnonimo
• Storia
• Origini
• Società
• Diritto
• Economia
• Lingua
• Cultura
• Arte
• Note
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Etnonimo
È lo stesso mwuqPaolo Diacono, che con la sua mwugmwuwHistoria Langobardorum (mwvaStoria dei Longobardi) è la principale fonte di conoscenza della storia longobardacite-ref-1[1], a fornire l'mwwqetimologia dell'mwwgetnonimo "Longobardi" (mwwwLangbärte in mwxaantico germanico, mwxqlatinizzato in mwxgLangobardi):
(latino)
«
Ab intactae ferro barbae longitudine
[...]
ita postmodum appellatos. Nam iuxta illorum linguam "lang" longam, "bart" barbam significat.
»
(italiano)
«Furono chiamati così [...] in un secondo tempo per la lunghezza della barba mai toccata dal rasoio. Infatti nella loro lingua
lang
significa "lunga" e
bart
"barba".»
(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, I, 9)
Paolo Diacono, che riporta la tradizionale spiegazione mitica di questo appellativo, rileva come sia anche congruente con l'acconciatura tipica dei Longobardi, caratterizzata in effetti dalle lunghe barbe che li differenziano, per esempio, dai mwygFranchi accuratamente rasati.
Tale etimologia era già stata proposta, più di un secolo prima, da mwzaIsidoro di Siviglia nelle sue mwzqEtymologiae:
(latino)
«
Langobardos vulgo fertur nominatos prolixa barba et numquam tonsa.
»
(italiano)
«Si dice comunemente che i
Longobardi
siano stati così chiamati a causa della loro
lunga barba
, mai tagliata.»
(Isidoro di Siviglia, Etymologiae, IX, 2, 95)
L'etimologia proposta dallo storico è stata accolta anche dalla moderna ricerca, che conferma come l'acconciatura tradizionale fosse a sua volta avvalorata da una forma rituale di culto al dio mwaqOdino. Al contrario, la storiografia ha ormai abbandonato l'ipotesi alternativa che spiegava l'etnonimo come popolo "dalle lunghe lance", dall'mwagalto tedesco antico mwawbarta ("lancia")cite-ref-2[2].
Storia
Origini
Mito
Secondo le loro tradizioni, riportate nellmwda'mwdqmwdgOrigo gentis Langobardorumcite-ref-origo1-3-0[3] e riprese da Paolo Diacono nella sua mwewHistoria Langobardorum (dove tuttavia lo storico rigetta la leggenda, qualificandola come «mwfaridiculam fabulam», "favola ridicola", e bollando i fatti narrati come «mwfqrisu digna et pro nihilo habenda», "degni di riso e privi di qualsiasi valore")cite-ref-diaconoi8-4-0[4], i Longobardi in origine si chiamavano mwggWinnili e abitavano la mwgwScania. Sotto la guida dei fratelli mwhaIbor e mwhqAio, figli di mwhgGambara, migrarono verso sud, sulle coste meridionali del mwhwMar Baltico, e si stabilirono nella regione chiamata "mwiaScoringa". Presto vennero in conflitto con i vicini mwiqVandali, anch'essi mwigGermani, e si trovarono in difficoltà poiché il loro valore non bastava a compensare l'esiguità numerica.
Narra la leggenda che i capi dei Vandali pregarono mwlwOdino di concedere loro la vittoria, ma il dio supremo disse che avrebbe decretato il successo al popolo che, il mattino della battaglia, avrebbe visto per primo. Gambara e i figli invece ricorsero alla moglie di Odino, mwmaFrigg, che diede loro il consiglio di presentarsi sul campo di battaglia al sorgere del sole: uomini e donne insieme, queste con i capelli sciolti fin sotto il mento come fossero barbe. Al sorgere del sole Frigg fece sì che Odino si girasse dalla parte dei Winnili e il dio, quando li vide, chiese: «Chi sono quelli con le lunghe barbe?». Al che la dea rispose: «Poiché hai dato loro un nome, dai loro anche la vittoria»cite-ref-diaconoi8-4-1[4].
L'aneddoto riguarda non solo la leggenda di formazione del nome del popolo, ma informa anche di una sorta di passaggio delle consegne fra gli dèi dell'antica religione dei mwngVani, che probabilmente avevano il patronato della stirpe dei Winnili e tra cui primeggiava la dea Frigg, e la nuova religione degli mwnwAsi capeggiati da mwoaOdino/Wotan. Si trattò quindi dell'evoluzione da una religione orientata al culto della fertilità a una che promuoveva i valori della guerra e la classe dei guerriericite-ref-5[5]cite-ref-rovagnati99-6-0[6]. Non solo nelle abitudini dei Germani, ma in numerose altre culture il diritto di imporre il nome ad un'altra persona impone una serie di doveri che corrono nei due sensi, una sorta di padrinaggiocite-ref-7[7].
Una conferma indiretta del mito di fondazione del popolo longobardo è forse contenuta in mwrgGiordane che, nel mwrw551, parlò di una tribù chiamata "Vinoviloth"cite-ref-8[8] per la quale è stata ipotizzata una connessione con "Winnili"cite-ref-9[9]. Stando però allo stesso Giordane, a quel tempo i "Winnili" vivevano ancora in mwuaScandinavia: si ritiene quindi comunemente che si trattasse di tutt'altro popolo, forse mwuqfinnicocite-ref-capo371-10-0[10].
Testimonianze storiche e archeologiche
La coincidenza della mwwaScandinavia meridionale con la mwwqpatria originaria dei Longobardi è comunemente accettata dalla storiografia modernacite-ref-capo371-10-1[10]cite-ref-11[11]cite-ref-12[12]. L'assenza di ritrovamenti archeologici chiaramente riconducibili ai Longobardi in Scandinavia ha tuttavia indotto alcuni storici a teorizzare che le tarde testimonianze di Paolo Diacono e della mwzgOrigo gentis Langobardorum siano in realtà scorrette, forse ispirate per analogia alla tradizione dei mwzwGoti (spesso assunti come esempio dagli altri popoli mw0agermanici)cite-ref-cardini80-13-0[13]. Alcune tracce rinvenute in Scandinavia sono compatibili con una presenza longobarda nel mw1qI secolo a.C., specie tenendo conto di similitudini tra la mitologia longobarda e quella mw1gnordica e tra il mw1wdiritto e la mw2asocietà dei Longobardi e quella degli mw2qantichi popoli della Scandinaviacite-ref-rovagnati12-14-0[14].
Migrazione verso sud
Stanziamento sul basso Elba
Gli storici concordano nel collocare la prima tappa della migrazione verso sud, la "mw6wScoringa", presso le coste sudoccidentali del mw7aMar Baltico, identificandola forse con l'isola di mw7qRügencite-ref-16[16], forse con la mw8gZelanda o mw8wLollandcite-ref-17[17]. Tale movimento migratorio avvenne con ogni probabilità ancora nel I secolo a.C.cite-ref-rovagnati12-14-1[14]; poco dopo si stabilirono prima in "mw-aMauringa" e poi in "mw-qGolanda"cite-ref-18[18]. L'identificazione di questi territori è ancora oggetto di dibattito tra gli storici, ma si tratta comunque di aree comprese tra le sponde del Baltico e il mwaqifiume Elbacite-ref-19[19]cite-ref-20[20]. Mentre erano in queste aree avvennero i primi contatti con i Germani occidentali e, nel mwaqs5 d.C. durante la campagna germanica di mwaqwTiberio, con l'Impero romano, che li sconfisse in battagliacite-ref-21[21]. Si allearono in seguito, sempre in opposizione ai Romani, prima con la lega germanica guidata dai Cherusci di Arminiocite-ref-jarnut8-22-0[22]cite-ref-capo383384-23-0[23], prendendo parte alla battaglia di Teutoburgo; poi con mwarkMaroboduo, re dei mwaroMarcomannicite-ref-jarnut8-22-1[22]. mwar8Tacito, nel suo saggio mwasamwaseGermania (mwasi98 d.C.), confermò lo stanziamento alle foci dell'Elba (come pure mwasmStrabonecite-ref-strabonevii-1-3-24-0[24]), inserendoli tra le popolazioni mwasgsuebichecite-ref-25[25].
Circa settant'anni dopo la mwauiGermania di Tacito, i Longobardi sono annoverati fra le popolazioni coinvolte nella mwaumprima campagna (mwauq167–mwauu169) di combattimenti fra le legioni romane di mwauyMarco Aurelio e numerosi popoli; nel 167 presero parte all'incursione in mwaucPannonia superiorecite-ref-27[27]cite-ref-dione72-1a-28-0[28]. Dopo la sconfitta della coalizione marcomannica, la diminuzione del potere dei Longobardi seguita alla ritirata del 167 li portò probabilmente ad allearsi a popoli vicini più forti, come i mwavaSassoni, mantenendosi comunque indipendenticite-ref-29[29]. Rimasero presso l'Elba fino alla seconda metà del mwavuIV secolo, anche se un nuovo processo migratorio verso sud aveva già avuto avvio agli inizi del mwavyIII.
Migrazione dall'Elba al Danubio
Nel periodo successivo alle mwavkGuerre marcomanniche la storia dei Longobardi è sostanzialmente sconosciuta. Lmwavo'mwavsOrigo riferisce di un'espansione nelle regioni di "mwavwAnthaib", "mwav0Bainaib" e "mwav4Burgundaib"cite-ref-30[30], spazi compresi tra il medio corso dell'mwawmElba e l'attuale mwawqBoemia settentrionalecite-ref-capo384385-31-0[31]cite-ref-32[32]cite-ref-33[33]. Si trattò di un movimento migratorio dilazionato nel corso di un lungo periodo, compreso tra il mwaxeII e il mwaxiIV secolo, e non costituì un processo unitario, quanto piuttosto una successione di piccole infiltrazioni in territori abitati contemporaneamente anche da altri mwaxmpopoli germanicicite-ref-capo384385-31-1[31]cite-ref-jarnut13-34-0[34]cite-ref-35[35].
Tra la fine del IV e l'inizio del mwayeV secolo, i Longobardi tornarono a darsi un re, mwayiAgilmondocite-ref-36[36], e dovettero confrontarsi con gli mwaycUnni, chiamati "Bulgari" da Paolo Diaconocite-ref-diaconoi16-37-0[37]. Sempre tra IV e V secolo ebbe avvio la trasformazione dell'organizzazione tribale longobarda verso un sistema guidato da un gruppo di mwaywduchi; questi comandavano proprie bande guerriere sotto un sovrano che, ben presto, si trasformò in un mway0re vero e proprio. Il re, eletto come generalmente accadeva in tutti i mway4popoli indoeuropei per acclamazione dal mway8popolo in armi, aveva una funzione principalmente militare, ma godeva anche di un'aura sacrale (lo "mwazaheill", "carisma"); tuttavia, il controllo che esercitava sui duchi era generalmente debolecite-ref-jarnut-38-0[38]cite-ref-39[39].
Nel mwazo488-mwazs493 i Longobardi, guidati da mwazwGodeoc e poi da mwaz0Claffone, "ritornarono" alla storia e, attraversata la mwaz4Boemia e la mwaz8Moraviacite-ref-jarnut14-40-0[40]cite-ref-rovagnati22-41-0[41], si insediarono nella "mwaagRugilandia", le terre a ridosso del medio mwaakDanubio lasciate libere dai mwaaoRugi a nord del mwaasNorico dove, grazie alla fertilità della terra, poterono rimanere per molti annicite-ref-rovagnati22-41-1[41]cite-ref-diaconoi19-42-0[42]; per la prima volta entrarono in un territorio marcato dalla civiltà romanacite-ref-jarnut14-40-1[40]. Giunti presso il Norico, i Longobardi ebbero conflitti con i nuovi vicini, gli mwabgEruli, e finirono per stabilirsi nel territorio detto "mwabkFeld" (forse la mwaboPiana della Morava, situata a oriente di mwabsViennacite-ref-rovagnati22-41-2[41]cite-ref-jarnut15-43-0[43]).
Stanziamento in Pannonia
Un'alleanza con Bisanzio e i Franchi permise al re mwacgVacone di mettere a frutto le convulsioni che scossero il mwackregno ostrogoto dopo la morte del re Teodorico nel mwaco526: sottomise così i mwacsSuebi presenti nella regionecite-ref-diaconoi21-44-0[44] e occupò la mwadaPannonia I e Valeria (l'attuale mwadeUngheria a ovest e a sud del mwadiDanubio)cite-ref-rovagnati24-45-0[45]cite-ref-jarnut17-46-0[46]. Alla sua morte (mwads540) il figlio mwadwValtari era minorenne; quando, pochi anni dopo, morì, il suo reggente mwad0Audoino usurpò il tronocite-ref-diaconoi22-47-0[47] e modificò il quadro delle alleanze del predecessore, accordandosi (nel mwaei547 o nel mwaem548) con mwaeql'imperatore bizantino Giustiniano Icite-ref-diaconoi22-47-1[47] per occupare, in Pannonia, la mwaekprovincia Savense (il territorio che si stende fra i fiumi mwaeoDrava e mwaesSava) e parte del Norico, in modo da schierarsi nuovamente contro i vecchi alleati Franchi e mwaewGepidi e consentire a Giustiniano di disporre di rotte di comunicazione sicure con l'Italiacite-ref-rovagnati27-48-0[48]cite-ref-jarnut19-49-0[49].
Grazie anche al contributo militare di un modesto contingente bizantino e, soprattutto, dei cavalieri mwaf8avaricite-ref-cardini80-13-1[13], i Longobardi affrontarono i Gepidi e li vinsero (mwagq551)cite-ref-50[50], mettendo fine alla lotta per la supremazia nell'area norico-pannonica. In quella battaglia si distinse il figlio di Audoino, mwagkAlboino, che duellò con il principe gepido mwagoTorrismondo uccidendolo. Ma uno strapotere dei Longobardi in quella zona non serviva gli interessi di Giustinianocite-ref-jarnut21-51-0[51]cite-ref-rovagnati30-52-0[52] e quest'ultimo, pur servendosi di contingenti longobardi anche molto consistenti contro mwahmTotila e perfino contro i mwahqPersianicite-ref-53[53], cominciò a favorire nuovamente i Gepidicite-ref-jarnut21-51-1[51]cite-ref-rovagnati30-52-1[52]. Quando Audoino morì, il suo successore Alboino dovette stipulare un'alleanza con gli mwaieAvari, che però prevedeva in caso di vittoria sui Gepidi che tutto il territorio occupato dai Longobardi andasse agli Avaricite-ref-rovagnati30-52-2[52]. Nel mwaiy567 un doppio attacco ai Gepidi (i Longobardi da ovest, gli Avari da est) si concluse con due cruente battaglie, entrambe fatali ai Gepidi, che scomparivano così dalla storia; i pochi superstiti vennero assorbiti dagli stessi Longobardicite-ref-54[54]cite-ref-rovagnati31-55-0[55]. Gli Avari si impossessavano di quasi tutto il loro territorio, salvo mwai8Sirmio e il litorale mwajadalmata che tornarono ai Bizantinicite-ref-rovagnati31-55-1[55]cite-ref-jarnut22-56-0[56].
Invasione dell'Italia
Sconfitti i mwaj0Gepidi, la situazione era cambiata assai poco per mwaj4Alboino, che al loro posto aveva dovuto lasciar insediare i non meno pericolosi mwaj8Avari; decise quindi di lanciarsi verso le pianure dell'mwakaItalia, appena devastate dalla sanguinosa mwakeguerra gotica. Nel mwaki568 i Longobardi invasero l'Italia attraversando l'mwakmIsonzocite-ref-jarnut30-57-0[57]. Insieme a loro c'erano contingenti di altri popolicite-ref-58[58]. mwakwJörg Jarnut, e con lui la maggior parte degli autori, stima la consistenza numerica totale dei popoli in migrazione tra i cento e i centocinquantamila fra guerrieri, donne e non combattenticite-ref-jarnut30-57-1[57]; non esiste tuttavia pieno accordo tra gli storici a proposito del loro reale numerocite-ref-59[59].
La resistenza bizantina fu debole; le ragioni della facilità con la quale i Longobardi sottomisero l'Italia sono tuttora oggetto di dibattito storicocite-ref-jarnut31-60-0[60]. All'epoca la consistenza numerica della popolazione era al suo minimo storico, dopo le devastazioni seguite alla Guerra goticacite-ref-jarnut31-60-1[60]; inoltre i Bizantini, che dopo la resa di mwal4Teia, l'ultimo re degli mwal8Ostrogoti, avevano ritirato le migliori truppe e i migliori comandanticite-ref-jarnut31-60-2[60] dall'Italia perché impegnati contemporaneamente anche contro mwamqAvari e mwamuPersiani, si difesero solo nelle grandi città fortificatecite-ref-jarnut30-57-2[57]. Gli mwamoOstrogoti che erano rimasti in Italia verosimilmente non opposero strenua resistenza, vista la scelta fra cadere in mano ai Longobardi, dopotutto mwamsGermani come loro, o restare in quelle dei Bizantinicite-ref-jarnut31-60-3[60].
La prima città a cadere nelle mani di Alboino fu mwan4Cividale del Friuli (allora "Forum Iulii"); poi cedettero, in rapida successione, mwan8Aquileia, mwaoaVicenza, mwaoeVerona, mwaoiBrescia e quasi tutte le altre città dell'Italia nordorientalecite-ref-62[62]. Venne fondato il Ducato del Friuli ed affidato a Gisulfo Icite-ref-63[63]. Nel settembre mwaos569 aprirono le porte agli invasori mwaowMilano e mwao0Lucca e nel mwao4572, dopo tre anni di mwao8assedio, cadde mwapaanche Pavia; Alboino ne fece la mwapecapitale del suo regnocite-ref-64[64]. Negli mwapyanni successivi i Longobardi proseguirono la loro conquista discendendo la penisola fino all'Italia centro–meridionale, dove mwapcFaroaldo e mwapgZottone, forse con l'acquiescenza di Bisanzio, conquistarono gli mwapkAppennini centrali e meridionali, divenendo rispettivamente i primi duchi di mwapoSpoleto e di mwapsBeneventocite-ref-65[65]. I Bizantini conservarono alcune zone costiere dell'Italia continentale: l'mwaqaEsarcato (la mwaqeRomagna, con capitale mwaqiRavenna), la mwaqmPentapoli (comprendenti i territori costieri delle cinque città di mwaqqAncona, mwaquPesaro, mwaqyFano, mwaqcSenigallia e mwaqgRimini) e gran parte del mwaqkLazio (inclusa mwaqoRoma) e dell'Italia meridionale (le città della costa mwaqscampana, mwaqwSalerno esclusa, la mwaq0Puglia e la mwaq4Calabria)cite-ref-capolvi-61-1[61].
Inizialmente il dominio longobardo fu molto duro, animato da spirito di conquista e saccheggio: un atteggiamento ben diverso, quindi, da quello comunemente adottato dai barbari mwarqmwarufoederati, per più lungo tempo esposti all'influenza latinacite-ref-jarnut31-60-4[60]. Se nei primi tempi si registrarono numerose violenze, già verso la fine del mwaroVI secolo l'atteggiamento dei Longobardi si addolcìcite-ref-jarnut33-66-0[66], anche in seguito all'avvio del processo di conversione dall'mwar8arianesimo al credo mwasaniceno della mwaseChiesa di Romacite-ref-67[67].
Regno longobardo
Fondazione del regno
Con l'irruzione dei Longobardi, l'Italia si trovò divisa tra questi e i Bizantini, secondo confini che nel corso del tempo subirono notevoli oscillazioni. I nuovi venuti si ripartirono tra la mwassLangobardia Maior (l'Italia settentrionale e il mwaswDucato di Tuscia) e la mwas0Langobardia Minor (i mwas4ducati di mwas8Spoleto e mwataBenevento nell'Italia centro-meridionale), mentre la terra rimasta sotto controllo bizantino ("Romània") aveva come fulcro l'mwateEsarcato di Ravenna. Dopo il mwatiDucato del Friuli, creato nel mwatm569 dallo stesso mwatqAlboino, altri ducati furono creati nelle principali città del Regno longobardo: la soluzione fu dettata da esigenze in primo luogo militari (i mwatuduchi erano prima di tutto comandanti), ma gettò il seme della strutturale debolezza del potere regio longobardocite-ref-jarnut-pp-48-50-68-0[68]. Nel mwato572, dopo la capitolazione di mwatsPavia e la sua elevazione a capitale del regno, Alboino cadde vittima di una congiura ordita a mwatwVerona dalla moglie mwat0Rosmunda e da alcuni guerriericite-ref-69[69].
VI secolo
Più tardi nello stesso anno i duchi acclamarono re mwauqClefi. Il nuovo sovrano estese i confini del regno, completando la conquista della mwauuTuscia, e tentò di continuare coerentemente la politica di Alboino, eliminando l'antica aristocrazia latina per acquisirne terre e patrimoni. Clefi fu ucciso, forse su istigazione dei Bizantini, nel mwauy574cite-ref-70[70]; i duchi non nominarono un altro re e per un decennio regnarono da sovrani assoluti nei rispettivi ducati (mwausPeriodo dei Duchi)cite-ref-71[71]. Commenta mwavaMachiavelli:
«Questo Clefi fu in modo crudele, non solo contro agli esterni, ma ancora contro ai suoi Longobardi, che quegli, sbigottiti della potestà regia, non vollono rifare più re; ma feciono intra loro trenta duchi, che governassero gli altri. Il quale consiglio fu cagione che i Longobardi non occupassero mai tutta Italia, e che il regno loro non passasse
Benevento
, e che
Roma
,
Ravenna
,
Cremona
,
Mantova
,
Padova
,
Monselice
,
Parma
,
Bologna
,
Faenza
,
Forlì
,
Cesena
, parte si difendessero un tempo, parte non fussero mai da loro occupate»
(Niccolò Machiavelli, Istorie fiorentine, I, 8)
Nel mwawe584 i duchi, davanti alla chiara necessità di una forte monarchia centralizzata per far fronte alla pressione dei mwawiFranchi e dei mwawmBizantini, incoronarono re mwawqAutari e gli consegnarono metà dei loro benicite-ref-diaconoiii16-72-0[72]cite-ref-73[73]. Autari riorganizzò i Longobardi e il loro insediamento in forma stabile in mwaw0Italia e assunse il titolo di mwaw4Flavio, con il quale intendeva proclamarsi anche protettore di tutti i romanicite-ref-diaconoiii16-72-1[72]. Nel mwaxm585 respinse, nell'attuale mwaxqPiemonte, i Franchi e indusse i Bizantini a chiedere, per la prima volta, una tregua. Nel mwaxu590 sposò la principessa mwaxybavara mwaxcTeodolinda, di sangue mwaxgletingio.
Autari morì in quello stesso mwaxo590 e a succedergli fu chiamato il mwaxsduca di Torino, mwaxwAgilulfo, che sposò a sua volta Teodolinda; a sceglierlo come nuovo marito e sovrano, secondo la leggenda, fu la stessa giovane vedovacite-ref-74[74]. L'influenza della regina sulla politica di Agilulfo fu notevole e le decisioni principali vengono attribuite a entrambicite-ref-jarnut44-75-0[75].
Agilulfo e Teodolinda garantirono i confini del regno attraverso trattati di pace con mwayyFranchi e mwaycAvari; le tregue con i Bizantini, invece, furono sistematicamente violate e il decennio fino al mwayg603 fu segnato da una marcata ripresa dell'avanzata longobarda. Al nord Agilulfo occupò, tra le varie città, anche mwaykParma, mwayoPiacenza, mwaysPadova, mwaywMonselice, mway0Este, mway4Cremona e mway8Mantova, mentre anche a sud i duchi di mwazaSpoleto e mwazeBenevento ampliavano i domini longobardicite-ref-jarnut42-76-0[76].
Il rafforzamento dei poteri regi avviato da mwazcAutari prima e mwazgAgilulfo poi segnò anche il passaggio a una nuova concezione territoriale basato sulla stabile divisione del regno in mwazkducati. Ogni ducato era guidato da un mwazoduca, non più solo capo di una mwazsfara ma funzionario regio, depositario dei poteri pubblici e affiancato da funzionari minori (mwazwsculdasci e mwaz0gastaldi). Con questa nuova organizzazione il mwaz4Regno longobardo avviò la sua evoluzione da occupazione militare a Statocite-ref-jarnut44-75-1[75]. L'inclusione dei vinti mwa0mRomanici era un passaggio inevitabile e Agilulfo compì alcune scelte simboliche volte ad accreditarlo presso la popolazione latina: per esempio, si definì mwa0qGratia Dei rex totius Italiae («Per grazia di Dio, re dell'Italia intera») e non più soltanto mwa0uRex Langobardorum («Re dei Longobardi»)cite-ref-77[77]. In questa direzione si inscrive anche la forte pressione - svolta soprattutto da Teodolinda, che era in rapporti epistolari con lo stesso mwa0opapa Gregorio Icite-ref-78[78] e dall'abate e missionario irlandese mwa08Colombano e dei suoi monaci - verso la conversione al mwa1acattolicesimo dei Longobardi, fino a quel momento ancora in gran parte mwa1epagani o mwa1iariani, e la ricomposizione dello mwa1mScisma tricapitolinocite-ref-jarnut42-76-1[76]. Paolo Diacono esalta la sicurezza finalmente raggiunta, dopo gli sconvolgimenti dell'invasione e del mwa1gPeriodo dei Duchi, sotto il regno di Autari e Teodolinda:
(latino)
«
Erat hoc mirabile in regno Langobardorum: nulla erat violentia, nullae struebantur insidiae; nemo aliquem iniuste angariabat, nemo spoliabat; non erant furta, non latrocinia; unusquisque quo libebat securus sine timore pergebat.
»
(italiano)
«C'era questo di meraviglioso nel regno dei Longobardi: non c'erano violenze, non si tramavano insidie; nessuno opprimeva gli altri ingiustamente, nessuno depredava; non c'erano furti, non c'erano rapine; ognuno andava dove voleva, sicuro e senza alcun timore.»
(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, III, 16)
VII secolo
Alla morte di mwa10Agilulfo, nel mwa14616, il trono passò al figlio minorenne mwa18Adaloaldo. mwa2aTeodolinda, reggente e detentrice effettiva del potere anche dopo l'uscita dalla minorità del figlio, proseguì la sua politica filo-cattolica e di pacificazione con i Bizantini, suscitando però una sempre più decisa opposizione tra i Longobardi; il conflitto esplose nel mwa2e624 e fu capeggiato da mwa2iArioaldo, che nel mwa2m625 depose Adaloaldo e si insediò al suo postocite-ref-79[79]cite-ref-jarnut5455-80-0[80]. Il "colpo di Stato" aprì una stagione di conflitti tra le due componenti religiose maggioritarie nel regno, dietro alle quali si celava l'opposizione tra i fautori di una politica di pacificazione con i mwa2wBizantini e di integrazione con i "mwa20Romanici" (mwa24Bavaresi) e i propugnatori di una politica più aggressiva ed espansionista (nobiltà mwa28ariana)cite-ref-jarnut5455-80-1[80]. Il regno di Arioaldo fu travagliato da questi contrasti, oltre che dalle minacce esterne.
Nel mwa4g636 ad Arioaldo successe l'ariano mwa4kRotari, mwa4oduca di Bresciacite-ref-81[81], che regnò fino al mwa48652 e conquistò quasi tutta l'Italia settentrionale, occupando mwa5aOderzo e la mwa5eLiguria e completando la conquista dell'mwa5iEmilia dopo la vittoria nella mwa5mbattaglia dello Scultenna nel mwa5q643cite-ref-82[82]. La sua memoria è legata al celebre mwa5kEditto, promulgato nel medesimo anno e che codificava le mwa5onorme germaniche, ma introduceva anche significative novità (come la sostituzione della mwa5sfaida con il mwa5wguidrigildo)cite-ref-jarnut7172-83-0[83].
Nel mwa6i653, con mwa6mAriperto I, ritornava sul trono la mwa6qdinastia Bavarese, segno del prevalere della fazione mwa6ucattolica su quella mwa6yarianacite-ref-84[84]. Ariperto si segnalò per la dura repressione dell'arianesimo; alla sua morte (mwa6s661) divise il regno tra i due figli, mwa6wPertarito e mwa60Godeperto. L'inusuale partizione entrò immediatamente in crisi: tra i fratelli si accese un conflitto che coinvolse anche il mwa64duca di Benevento, mwa68Grimoaldo, che scalzò entrambi e ottenne l'investitura dai nobili longobardi. Grimoaldo favorì l'opera di integrazione tra le diverse componenti del regno ed esercitò i poteri sovrani con una pienezza fino ad allora mai raggiunta dai suoi predecessoricite-ref-85[85].
Alla morte di Grimoaldo, nel mwa7u671, mwa7yPertarito rientrò in Italia e sviluppò una politica in linea con la tradizione della sua dinastia. Ottenne la pace con i Bizantini e rintuzzò una prima ribellione del mwa7cduca di Trento, mwa7gAlachiscite-ref-86[86], che però tornò a sollevarsi, coalizzando intorno a sé gli oppositori alla politica filo-cattolicacite-ref-jarnut6162-87-0[87], alla morte di Pertarito, nel mwa8e688. Il suo figlio e successore mwa8iCuniperto soltanto nel mwa8m689 riuscì a venire a capo della ribellione, uccidendo Alachis nella mwa8qbattaglia di Coronatecite-ref-88[88]. La crisi era figlia della divergenza che vedeva contrapposte le due regioni della mwa8kLangobardia Maior: da un lato le regioni occidentali ("mwa8oNeustria"), fedeli ai sovrani mwa8sBavaresi, filo-cattoliche e sostenitrici della politica di pacificazione con mwa8wBisanzio e mwa80Roma; dall'altra le regioni orientali ("mwa84Austria"), che non si rassegnavano a una mitigazione del carattere guerriero del popolocite-ref-jarnut6162-87-1[87].
VIII secolo
La morte di mwa98Cuniperto, nel mwa-a700, aprì una grave crisi dinastica, con scontri civili, reggenze effimere e ribellioni; solo nel mwa-e702 mwa-iAriperto II riuscì a sconfiggere mwa-mAnsprando e mwa-qRotarit, che gli si opponevano, e poté sviluppare una politica di pacificazione. Nel mwa-u712 Ansprando, rientrato dall'esilio, spodestò Ariperto, ma morì dopo appena tre mesi di regno.
Sul trono salì mwa-aLiutprando, il figlio di Ansprando già associato al potere; il suo regno fu il più lungo di tutti quelli dei Longobardi in mwa-eItalia, che sotto di lui toccarono l'apogeo della loro parabola storicacite-ref-89[89]. Il suo popolo gli riconobbe audacia, valor militare e lungimiranza politica, ma a questi valori tipici della stirpe germanica (elementi in declino dell'identità longobarda, che lo stesso sovrano tentò di rivitalizzare) Liutprando, re di una nazione ormai in stragrande maggioranza mwa-ycattolica, unì quelle di mwa-cpiissimus rexcite-ref-90[90]. Testimonianza dell'ammirazione che gli tributarono i Longobardi è il panegirico tessuto da Paolo Diacono nel descriverne la figura:
(latino)
«
Fuit vir multae sapientiae, consilio sagax, pius admodum et pacis amator, belli praepotens, delinquentibus clemens, castus, pudicus, orator pervigil, elemosinis largus, litterarum quidem ignarus, sed philosophis aequandus, nutritor gentis, legum augmentator.
»
(italiano)
«Fu uomo di molta saggezza, accorto nel consiglio, di grande pietà e amante della pace, fortissimo in guerra, clemente verso i colpevoli, casto, virtuoso, instancabile nel pregare, largo nelle elemosine, ignaro sì di lettere ma degno di essere paragonato ai filosofi, padre della nazione, accrescitore delle leggi.»
(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, VI, 58)
Liutprando si alleò con i mwa-8Franchi, attraverso un patto coronato dalla simbolica adozione del giovane mwbaaPipino il Brevecite-ref-91[91], e con gli mwbauAvari, ai confini orientali: una doppia garanzia contro i potenziali nemici esterni che gli consentì di avere le mani libere nello scacchiere italianocite-ref-92[92]. Nel mwbao726 si impadronì di molte città dell'Esarcato e della mwbasPentapoli, atteggiandosi a protettore dei cattolici; per non inimicarsi il papa, tuttavia, rinunciò all'occupazione di mwbawSutricite-ref-jarnut8889-93-0[93], che restituì non all'imperatore ma «agli apostoli Pietro e Paolo»cite-ref-94[94]. Questa donazione, nota come mwbbuDonazione di Sutri, fornì il precedente legale per attribuire un mwbbypotere temporale al papato, che avrebbe infine prodotto lo mwbbcStato della Chiesacite-ref-jarnut8889-93-1[93]. Un momento di forte tensione si ebbe quando Liutprando mise l'assedio a Roma: il papa chiese aiuto a mwbbwCarlo Martello che, intervenendo diplomaticamente, riuscì a far desistere il sovrano longobardo (mwbb0739). Negli anni successivi Liutprando portò anche i mwbb4ducati di mwbb8Spoleto e di mwbcaBenevento sotto la sua autorità: mai nessun re longobardo aveva ottenuto simili risultaticite-ref-95[95]. La solidità del suo potere si fondava, oltre che sul carisma personale, anche sulla riorganizzazione delle strutture del regno che aveva intrapreso fin dai primi annicite-ref-96[96]cite-ref-97[97]. Il nuovo mwbc0papa Zaccaria ottenne nuove cessioni territoriali da Liutprando, che nel mwbc4742 trasferì al pontefice diverse terre dell'ex "mwbc8Ducato romano"cite-ref-98[98].
Dopo la morte di Liutprando (mwbdu744) una rivolta destituì suo nipote mwbdyIldebrando e insediò al suo posto il mwbdcduca del Friuli, mwbdgRachis, che tuttavia si dimostrò un sovrano debole. Cercò sostegno presso la piccola nobiltà e i mwbdkRomanicicite-ref-99[99], inimicandosi la base dei Longobardi che lo costrinse presto a tornare all'offensiva e ad attaccare la mwbd4Pentapoli. Il papa lo convinse a desistere e il suo prestigio crollò; i duchi elessero come nuovo re suo fratello, mwbd8Astolfo, e Rachis si ritirò a mwbeaMontecassinocite-ref-jarnut110-100-0[100].
Astolfo, espressione della corrente più aggressiva dei duchi, intraprese una politica energica ed espansionisticacite-ref-jarnut110-100-1[100] e all'inizio colse notevoli successi, culminati nella conquista di mwbfyRavenna (mwbfc751); le sue campagne portarono i Longobardi a un dominio quasi completo dell'mwbfgItalia, con l'occupazione (mwbfk750-mwbfo751) anche dell'mwbfsIstria, di mwbfwFerrara, di mwbf0Comacchio e di tutti i territori a sud di Ravenna fino a mwbf4Perugia, mentre nella mwbf8Langobardia Minor riuscì a imporre il suo potere anche a mwbgaSpoleto e, indirettamente, a mwbgeBeneventocite-ref-101[101]. Proprio nel momento in cui Astolfo pareva ormai avviato a vincere tutte le opposizioni su suolo italiano, mwbgyPipino il Breve, nuovo re dei mwbgcFranchi, si accordò con mwbggpapa Stefano II che, in cambio della solenne unzione regale, ottenne la discesa in Italia dei Franchi. Nel mwbgk755 l'esercito longobardo fu sgominato dai Franchi e mwbgoAstolfo (mwbgsassediato a Pavia da mwbgwPipino il Breve) dovette accettare consegne di ostaggi e cessioni territoriali. Due anni dopo riprese la guerra contro il papa, che richiamò i Franchi. Sconfitto di nuovo, Astolfo dovette accettare patti molto più duri: mwbg0Ravenna passò al papa, incrementando il nucleo territoriale del mwbg4Patrimonio di San Pietro e il re dovette accettare una sorta di protettoratocite-ref-102[102].
Alla morte di Astolfo, nel mwbhq756, mwbhuRachis uscì dal monastero e tentò, inizialmente con qualche successo, di ritornare sul trono. Si oppose mwbhyDesiderio, mwbhcduca di Tuscia, che riuscì a ottenere l'appoggio del papa e dei Franchi. I Longobardi gli si sottomisero e Rachis ritornò a Montecassino. Desiderio riaffermò il controllo longobardo sul territorio facendo di nuovo leva sui Romanici, creando una rete di monasteri governati da aristocratici longobardi e arrivando a patti con il nuovo papa, mwbhgPaolo I. Desiderio sviluppò una disinvolta politica matrimoniale dando in sposa mwbhkuna figlia al futuro mwbhoCarlo Magno e un'altra figlia, mwbhsLiutperga, al mwbhwduca di Baviera, mwbh0Tassilonecite-ref-103[103].
Caduta del regno
Nel mwbiy771 la morte del fratello mwbicCarlomanno lasciò mano libera a mwbigCarlo Magno che, ormai saldo sul trono, ripudiò la figlia di Desiderio. L'anno successivo un nuovo papa, mwbikAdriano I, del partito avverso a Desiderio, pretese la consegna di alcuni territori promessi e mai ceduti da Desiderio portandolo così a riprendere la guerra contro le città della mwbioRomagna. Carlo Magno venne in aiuto del papa: tra il mwbis773 e il mwbiw774 scese in Italia e mwbi0conquistò la capitale del regno, mwbi4Pavia. Il figlio di Desiderio, mwbi8Adelchi, trovò rifugio presso i Bizantini; Desiderio e la moglie mwbjaAnsa furono condotti in mwbjeFrancia e chiusi in un monastero. Carlo si fece chiamare da allora mwbjiGratia Dei rex Francorum et Langobardorum, realizzando un'unione personale dei due regni, mantenendo le mwbjmmwbjqLeges Langobardorum ma riorganizzando il regno sul modello franco, con conti al posto dei mwbjuduchicite-ref-104[104].
«Così finì l'Italia longobarda, e nessuno può dire se fu, per il nostro Paese, una fortuna o una disgrazia. Alboino e i suoi successori erano stati degli scomodi padroni, più scomodi di Teodorico, finché erano rimasti dei barbari accampati su un territorio di conquista. Ma oramai si stavano assimilando all'Italia e avrebbero potuto trasformarla in una Nazione, come i Franchi stavano facendo in Francia.
Ma in Francia non c'era il Papa. In Italia, sì.»
(Indro Montanelli - Roberto Gervaso, L'Italia dei secoli bui)
Dopo il 774 - la Langobardia Minor
I domini longobardi dell'mwbk4Italia centro-meridionale (quella che si chiamava Langobardia Minor, rispetto a quella più vasta del settentrione), subirono destini differenti. Il mwbk8Ducato di Spoleto cadde immediatamente in mano mwblafranca, quello di mwbleBenevento si mantenne, invece, autonomo. Il duca mwbliArechi II, al potere al momento del crollo del regno, aspirò inutilmente al trono reale; assunse poi il titolo di principecite-ref-rovagnati9293-105-0[105].
Nei secoli seguenti gli Stati longobardi del meridione (dal Principato di Benevento si staccarono presto il mwblgPrincipato di Salerno e la mwblkSignoria di Capua) furono travagliati da lotte intestine e da contrasti con le potenze maggiori (il mwbloSacro Romano Impero e l'mwblsImpero bizantino), con i vicini ducati campani della costa e con i mwblwSaraceni.
Dopo il mwbl4Mille, il Principato di Salerno, sotto il principe mwbl8Guaimario IV, si espanse ed inglobò quasi tutta l'Italia meridionale continentale (mwbma1050), ma gli Stati longobardi vennero infine (mwbmeXI secolo) assorbiti dai mwbmiNormanni, come tutta l'Italia meridionalecite-ref-rovagnati9293-105-1[105]. mwbmcRoberto il Guiscardo sposò mwbmgSichelgaita, figlia di Guaimario IV, ultimo signore di Salerno. Nel mwbmk1139 il principato (che fu anche chiamato "longobardo-normanno") evolse nel mwbmoRegno di Sicilia (durato - con vari nomi - sette secoli, fino al mwbms1861). mwbmwBenevento, conquistata da mwbm0Roberto il Guiscardo nel mwbm41053, entrò a far parte dello mwbm8Stato Pontificio, anche se continuarono a essere nominati duchi longobardi (direttamente dal papa) fino al mwbna1081.
La persistenza di Stati autonomi permise ai Longobardi di salvaguardare una propria identità culturale e mantenne gran parte dell'Italia del Sud nell'orbita culturale occidentale, anziché in quella bizantinacite-ref-rovagnati9293-105-2[105]. Il diritto longobardo (mwbnymore Langobardorum) persistette in ampie aree dell'Italia meridionale ancora per un paio di secoli.
Società
I Longobardi si definivano «mwbn8gens Langobardorum»cite-ref-106[106]: una mwboqmwbougens, quindi, ovvero un gruppo di individui che aveva ben chiara la consapevolezza di formare una comunità e convinto di condividere un'ascendenza comune. Questo, tuttavia, non significava che i Longobardi fossero un gruppo etnicamente omogeneo; durante il processo migratorio inclusero al loro interno individui isolati o frammenti di popoli incontrati durante i loro spostamenti, soprattutto attraverso l'inserimento di guerrieri. Per accrescere il numero di uomini in armi ricorsero spesso all'affrancamento degli schiavi. La maggior parte degli individui via via inclusi era probabilmente composta da elementi mwboygermanici, ma non mancavano origini etniche diverse (per esempio, mwbocAvari di mwbogceppo turco) e perfino mwbokRomani del mwbooNorico e della mwbosPannoniacite-ref-107[107].
I Longobardi erano un popolo in armi guidato da un'aristocrazia di cavalieri e da un mwbpere guerriero. Il titolo non era dinastico ma elettivo: l'elezione si svolgeva nell'ambito dell'esercito, che fungeva da mwbpiassemblea degli uomini liberi (mwbpmarimanni)cite-ref-jarnut-38-1[38]. Ogni anno veniva convocato a mwbpgPavia l'esercito, richiamando presso la corte le maggiori élite aristocratiche del mwbpkregno, e in queste occasioni, davanti alle assemblee degli uomini armati, furono promulgati nel 643 l'mwbpoeditto di Rotari e successivamente le altre leggi longobarde. Infatti la partecipazione all'esercito garantiva l'esercizio dell'attività politica all'interno dell'assembleacite-ref-108[108]. Alla base della piramide sociale c'erano i servi, che vivevano in condizioni di schiavitù; a livello intermedio si trovavano gli mwbp8aldii, che avevano limitata libertà, ma una certa autonomia in ambito economicocite-ref-109[109]. Al momento dell'invasione dell'mwbqqItalia (mwbqu568), il popolo era suddiviso in varie mwbqyfarecite-ref-diaconoii9-110-0[110]cite-ref-111[111], raggruppamenti familiari con funzioni militari che ne garantivano la coesione durante i grandi spostamenti. A capo di ogni fara c'era un mwbq8ducacite-ref-jarnut46-112-0[112].
In Italia le fare si insediarono sul territorio ripartendosi tra gli insediamenti fortificati già esistenti e in una prima fase respinsero ogni commistione con la popolazione di origine latina (i mwbruRomanici), arroccandosi a difesa dei propri privilegicite-ref-jarnut46-112-1[112]. Minoranza, coltivarono i tratti che li distinguevano sia dai loro avversari mwbroBizantini sia dai Romanici: la mwbrslingua longobarda, la religione mwbrwpagana o mwbr0ariana, il monopolio del potere politico e militarecite-ref-113[113]. L'irruzione dei Longobardi sulla scena italiana sconvolse i rapporti sociali della Penisola. La maggior parte del ceto dirigente latino (i mwbsinobiles) fu uccisa o scacciata, mentre i pochi scampati dovettero cedere ai nuovi padroni un terzo dei loro beni, secondo il procedimento dellmwbsm'mwbsqmwbsuhospitalitascite-ref-114[114].
Anche una volta insediati in mwbssItalia, i Longobardi conservarono il valore attribuito all'assemblea del popolo in armi, il "mwbswmwbs0Gairethinx", che decideva l'elezione del re e deliberava sulle scelte politiche, diplomatiche, legislative e giudiziarie più importanti. Con il radicarsi dell'insediamento in Italia, il potere divenne territoriale, articolato in mwbs4ducati. Gli mwbs8sculdasci governavano i centri più piccoli, mentre i mwbtagastaldi di nomina regia amministravano la porzione dei beni dei Longobardi assegnati, a partire dall'elezione di mwbteAutari (mwbti584) al sovranocite-ref-jarnut-pp-48-50-68-1[68].
Una volta stabilizzata la presenza in mwbtgItalia, nella struttura sociale del popolo iniziarono a manifestarsi segnali di evoluzione, registrati soprattutto nell'mwbtkEditto di Rotari (mwbto643). L'impronta guerriera, che portava con sé elementi di collettivismo militaresco, lasciò progressivamente il passo a una società differenziata, con una gerarchia legata anche alla maggiore o minore ampiezza delle proprietà fondiarie. L'Editto lascia intendere che, anziché in fortificazioni più o meno provvisorie, i Longobardi vivessero ormai nelle città, nei villaggi o - caso forse più frequente - in fattorie indipendenti (mwbtsmwbtwcurtis). Con il passare del tempo anche i tratti di segregazione andarono stemperandosi, soprattutto con il processo di conversione al cattolicesimo avviato dalla mwbt0dinastia Bavaresecite-ref-115[115]. Il mwbuiVII secolo fu segnato da questo progressivo avvicinamento, parallelo a un più ampio rimescolamento delle gerarchie sociali. Tra i Longobardi vi fu chi discese fino ai gradini più bassi della scala economico-sociale, mentre al tempo stesso cresceva il numero dei Romanici capaci di conquistare posizioni di prestigio. A conferma della rapidità del processo c'è anche l'uso esclusivo della mwbumlingua latina in ogni scrittocite-ref-116[116].
Sebbene le leggi rotariane proibissero, in linea di principio, i matrimoni misti, era tuttavia possibile per un longobardo sposare una schiava, anche romanica, purché emancipata prima delle nozzecite-ref-jarnut78-117-0[117]. Gli ultimi re longobardi, come mwbu0Liutprando o mwbu4Rachis, intensificarono gli sforzi d'integrazione, presentandosi sempre più come re d'Italia anziché re dei Longobardi. Le novità legislative introdotte dallo stesso Liutprando mostrano anche il ruolo sempre più rilevante rivestito da nuove categorie, come quelle dei mercanti e degli artigiani. Con l'mwbu8VIII secolo, i Longobardi erano in tutto adattati agli usi e ai costumi della maggioranza della popolazione del loro regnocite-ref-118[118].
Armamento
La mwbwylancia, che per i Longobardi aveva un grande valore simbolico dato che era l'emblema del potere regio, assieme alla mwbwcspada era l'arma più importante sia dei mwbwgfanti che dei mwbwkcavalieri. I Longobardi, almeno inizialmente, adottarono lance di origine romano-bizantina, come il modello "a foglia d'alloro", tonda e larga, o quello "a foglia di salice", stretto e allungato. Solo dalla fine del VII secolo svilupparono il modello "ad alette", caratterizzato dalla lunga asta rafforzata da listelli metallici. Le spade di età longobarda erano eredi della lunga mwbwomwbwsspatha germanica ed erano simili a quelle utilizzate dai mwbwwFranchi. Come altri popoli germanici, i Longobardi erano equipaggiati anche con lo mwbw0mwbw4scramasax, un robusto e grande coltello (che nel tempo divenne tanto lungo da assomigliare a una sciabola) dalla punta incurvata e tagliente da un solo lato. Gli mwbw8scudi erano rotondi o ellittici, formati da liste di legno ricoperte di cuoio, e il loro diametro poteva variare dai 60 ai 90mwbxa cm. Erano dotati al centro di un mwbxeumbone metallico, utile sia a proteggere la mano, sia a colpire i nemici durante il combattimento. L'mwbxiascia, in particolare il modello detto "mwbxmbarbuto" caratterizzato dal lato inferiore molto pronunciato (anche 25mwbxq cm di lunghezza), era molto utilizzata dai Longobardi, mentre l'mwbxuarco era ritenuto un'arma di second'ordine, dato che negli eserciti longobardi gli arcieri erano reclutati tra le classi sociali più bassecite-ref-romanoni-119-0[119].
L'armamento difensivo era molto costoso e ne erano provvisti solo i combattenti più ricchi. Gli mwbxselmi più diffusi derivavano dallo mwbxwmwbx0spangenhelm tardoantico, ma si svilupparono pure elmi lamellari, costituiti da lamelle di ferro sovrapposte e di forma ogivale. Esistevano vari tipi di mwbx4corazza, come la mwbx8brunia, pesante veste di stoffa o cuoio rinforzata da placchette metalliche, la corazza formata da lamelle di ferro sovrapposte e legate tra loro da lacci in cuoio, e la maglia di ferro costituita da anelli in ferrocite-ref-romanoni-119-1[119].
Religione
Gli indizi contenuti nel mitocite-ref-origo1-3-1[3] lasciano intuire che inizialmente, prima del passaggio dalla mwbzqScandinavia alla costa meridionale del mwbzuMar Baltico, i Longobardi venerassero gli dei della stirpe dei mwbzyVani; in seguito, a contatto con altre mwbzcpopolazione germaniche, adottarono anche il culto degli mwbzgAsi: un'evoluzione che segnava il passaggio dall'adorazione di divinità legate alla fertilità e alla terra, al culto di dei di ispirazione guerrieracite-ref-rovagnati99-6-1[6]cite-ref-120[120]. In seguito, durante lo stanziamento tra mwbaeNorico e mwbaiPannonia, si avviò il processo di conversione al mwbamcristianesimo. L'adesione alla nuova religione fu, almeno inizialmente, spesso superficiale (tracce dei culti mwbaqpagani sopravvissero a lungo) se non strumentale. Ai tempi di mwbauVacone (intorno agli anni quaranta del mwbayVI secolo), alleato dei mwbacBizantini mwbagcattolici, ci fu un avvicinamento al cattolicesimo; appena un paio di decenni dopo mwbakAlboino, progettando la calata in mwbaoItalia, scelse invece l'mwbasarianesimo, al fine di ottenere l'appoggio dei mwbawGoti ariani contro gli stessi Bizantini. Queste conversioni "politiche" riguardavano esclusivamente il sovrano e pochi altri esponenti dell'aristocrazia; la massa del popolo rimaneva fedele agli antichi culti paganicite-ref-jarnut51-121-0[121].
In Pannonia i Longobardi vennero in contatto con altri popoli nomadi e guerrieri, tra i quali i mwbbiSarmati; questa mwbbmstirpe iranica aveva subito influssi culturali di origine orientale. Da loro i Longobardi trassero, in ambito simbolico-religioso, l'usanza delle "mwbbqmwbbuperticae": lunghe aste sormontate da figure di uccelli (particolarmente frequente la mwbbycolomba), derivate dalle insegne portate in battaglia. I Longobardi ne fecero un uso funerario: quando una persona moriva lontano da casa o risultava dispersa in battaglia, la famiglia compensava l'impossibilità di celebrarne i funerali piantando nel terreno una di queste aste, con il becco dell'uccello orientato verso il punto in cui si credeva fosse morto il familiarecite-ref-122[122].
La conversione al cattolicesimo
Dopo che i Longobardi giunsero in mwbcgItalia, il processo di mwbckconversione al mwbcocattolicesimo si intensificò al punto da indurre mwbcsAutari a vietare espressamente ai Longobardi di far battezzare con mwbcwrito cattolico i propri figli. Anche in questo caso, più che mossa da interessi spirituali, la misura mirava evitare spaccature politiche tra i Longobardi e a scongiurare i pericoli di assimilazione da parte dei Romanici. Già con il suo successore mwbc0Agilulfo, tuttavia, l'opposizione al cattolicesimo si fece meno radicale, soprattutto per influsso di mwbc4Teodolinda, cattolica. Dopo un iniziale appoggio allo mwbc8Scisma tricapitolino, la regina (che era in corrispondenza con mwbdapapa Gregorio I) favorì sempre più l'ortodossia cattolicacite-ref-jarnut51-121-1[121]. Un segnale decisivo fu il battesimo cattolico impartito, nel mwbdu603, all'erede al trono mwbdyAdaloaldocite-ref-123[123].
Rimaneva comunque costante lo scarso coinvolgimento spirituale di gran parte dei Longobardi nelle controversie religiose, tanto che la contrapposizione tra mwbdwcattolici, da un lato, e mwbd0pagani, mwbd4ariani e tricapitolini, dall'altro, assunse ben presto valenze politiche. I sostenitori dell'ortodossia romana, capeggiati dalla mwbd8dinastia Bavarese, erano politicamente i fautori di una maggior integrazione con i mwbeaRomanici, accompagnata da una strategia di conservazione dello mwbeestatus quo con i mwbeiBizantini. Ariani, pagani e tricapitolini, radicati soprattutto nelle regioni nord-orientali del regno ("mwbemAustria"), si facevano invece interpreti della conservazione dello spirito guerriero e aggressivo del popolo. Così, alla fase "filo-cattolica" di Agilulfo, Teodolinda ed Adaloaldo seguì, dal mwbeq626 (ascesa al trono di mwbeuArioaldo) al mwbey690 (sconfitta definitiva dell'antire mwbecAlachis), una lunga fase di ripresa dell'arianesimo, incarnato da sovrani militarmente aggressivi come mwbegRotari e mwbekGrimoaldo. Tuttavia la tolleranza verso i cattolici non venne mai messa in discussione dai vari re, salvaguardata anche dall'influente apporto delle rispettive regine (in gran parte scelte, per motivi di legittimazione dinastica, tra le principesse cattoliche della dinastia Bavarese)cite-ref-jarnut6162-87-2[87].
Con il progredire dell'integrazione con i Romanici, il processo di conversione al cattolicesimo divenne di massa, soprattutto grazie alla sempre più stabile convivenza sullo stesso territorio e, al tempo stesso, del progressivo allontanamento delle province italiane dall'mwbe8Impero bizantino (veniva così meno uno dei principali motivi politico-diplomatici di avversione al cattolicesimo). Tuttavia ancora nel mwbfaVII secolo nel mwbfeducato di Benevento, si ha notiziacite-ref-124[124] di una diffusione ancora molto ampia, almeno nell'ambito aristocratico - nominalmente convertito - di riti che comprendevano sacrifici animali o idolatria (per lo più di vipere) e competizioni rituali di carattere chiaramente mwbfygermanico, che venivano praticati in piccoli boschi sacri che daranno origine alle leggende sul mwbfcmwbfgnoce di Beneventocite-ref-125[125]; a Pavia, capitale del regno, solo nel 658 la cattedrale ariana mwbf0di Sant'Eusebio passò al culto cattolico e, contemporaneamente, il vescovo ariano della città Anastasio divenne il presule cattolico della cittàcite-ref-126[126].
L'intero popolo divenne, almeno nominalmente, cattolico sul finire del regno di mwbgmCuniperto (morto nel mwbgq700), e i suoi successori (su tutti, mwbguLiutprando) fecero coscientemente leva sull'unità religiosa (cattolica) di Longobardi e Romanici per ribadire il loro ruolo di mwbgyrex totius Italiaecite-ref-127[127]. In particolare, Liutprando si fece indicare nei testi legislativi come mwbgschristianus ac catholicus princeps e mwbgwrex gentis felicissimae ac catholicae Deoque dilectae Langobardorum.cite-ref-128[128] All'interno del ceto guerriero longobardo, mwbheera particolarmente diffuso il culto micaelico, ossia la devozione all'mwbhiarcangelo Michele, il "guerriero di Dio", al quale furono intitolate numerose chiese.cite-ref-129[129]
Diritto
Il diritto longobardo, a lungo tramandato oralmente nelle mwbiimwbimCawarfidaecite-ref-rovangati910-130-0[130], iniziò a svilupparsi realmente a partire dal regno di mwbigAutari, per poi trovare una prima sistematizzazione con l'mwbikEditto di Rotari, promulgato nel mwbio643. Le leggi longobarde (integrate da editti e mwbiscapitolari del mwbiwregno d'Italia) vennero raccolte nel mwbi0mwbi4Liber papiensis prima e poi nel mwbi8Liber legis Longobardorumcite-ref-131[131]cite-ref-132[132]. Accanto alla conferma della mwbjkpersonalità della legge (il diritto longobardo era cioè valido per i soli Longobardi, mentre i mwbjoRomanici rimanevano soggetti al mwbjsdiritto romano), l'Editto introdusse significative novità, come la limitazione della pena capitale e della mwbjwfaida, sostituita con risarcimenti in denaro (mwbj0guidrigildo)cite-ref-jarnut7172-83-1[83]cite-ref-rovangati910-130-1[130]. Il mwbkycorpus delle leggi longobarde fu in seguito ampliato e aggiornato, evolvendosi verso una maggiore integrazione con il diritto romano e con quello mwbkccanonico, da diversi sovrani (particolarmente estesa fu l'azione di mwbkgLiutprando)cite-ref-133[133].
Tra le figure fondamentali del diritto civile longobardo spicca il mwbk4mundio, ovvero il diritto di protezione-tutela accordato al capo di una mwbk8fara e che portava tutti gli altri componenti del gruppo famigliare (in particolare le donne) a essere sottoposti alla sua autoritàcite-ref-134[134]. Dal punto di vista penale, invece, particolare rilievo aveva il guidrigildo: sostituendosi alla faida come strumento di riparazione delle offese personali, questo istituto giuridico era regolato da una minuziosa elencazione, più volte rimaneggiata nel tempo, dell'esatto ammontare in denaro che doveva corrispondere ai danni arrecati. Particolarmente significativa, poi, l'estrema rarità del ricorso alla mwblqpena di morte tra i Longobardi, che ne ritenevano passibili soltanto i più gravi reati di tradimento (regicidio, congiura contro il re, sedizione, diserzione, uxoricidio)cite-ref-jarnut7172-83-2[83].
Economia
Durante la lunga fase nomade, l'economia dei Longobardi si basava su rudimentali forme di mwblsallevamento e mwblwagricoltura, senza che fossero presenti differenziazioni di ceto significative. La continua conflittualità con altri popoli vicini aggiungeva poi le risorse derivanti dalle razziecite-ref-rovagnati105-135-0[135].
Il processo di crescita del rilievo economico e sociale dei guerrieri crebbe considerevolmente durante le ultime fasi della migrazione, con lo stanziamento in mwbmiRugilandia, nel mwbmmFeld e soprattutto in mwbmqPannonia: le necropoli di questo periodo attestano infatti la presenza di ricchi corredi funebri composti soprattutto di mwbmuarmi e di oggetti d'mwbmyoreficeria. I Longobardi inglobarono le popolazioni romanizzate della Pannonia e ne assimilarono quindi anche le pratiche economiche, con un'agricoltura stanziale e sviluppata. Diversi guerrieri servirono, in qualità di mwbmcmercenari, l'mwbmgImpero bizantinocite-ref-136[136].
In Italia i Longobardi si imposero in un primo momento come casta dominante al posto di quella di ascendenza romana preesistente, soppressa o scacciata. I prodotti della terra venivano ripartiti con i sudditi mwbm4romanici che la lavoravano, riservando ai Longobardi un terzo (mwbm8tertia) dei raccolti. I proventi non andavano a singoli individui, ma alle mwbnafare, che li amministravano nelle mwbnesale. Il sistema economico della mwbnitarda antichità, imperniato su grandi mwbnmlatifondi lavorati da contadini in condizione semi-servile, non fu rivoluzionato, ma solo modificato affinché avvantaggiasse i nuovi dominatoricite-ref-137[137].
Nei secoli seguenti la struttura socio-economica del regno si modificò progressivamente. La crescita demografica favorì la frammentazione dei fondi, tanto che crebbe il numero dei Longobardi che cadeva in stato di povertà, come attestano le leggi mirate ad alleviare le loro difficoltà; per contro, anche alcuni Romanici cominciarono ad ascendere nella scala sociale, arricchendosi con il mwboicommercio, l'mwbomartigianato, con le professioni liberali o con l'acquisizione di terre che i Germani non avevano saputo amministrare proficuamente. Liutprando riformò la struttura amministrativa del regno, anche liberando dagli obblighi militari i Longobardi più povericite-ref-138[138].
L'VIII secolo, apogeo del regno, fu un periodo di benessere anche economico. L'antica società di guerrieri e sudditi si era trasformata in una vivace articolazione di ceti e classi, con proprietari fondiari, artigiani, contadini, mercanti, giuristi; conobbero grande sviluppo, anche economico, le mwbooabbazie, soprattutto mwbosbenedettine, e si espanse l'economia monetaria, con la conseguente creazione di un ceto bancariocite-ref-139[139]. Dopo un primo periodo durante il quale la mwbpamonetazione longobarda coniava esclusivamente mwbpemonete bizantine d'imitazione, i re di Pavia svilupparono una monetazione autonoma, aurea e argentea. Il mwbpiducato di Benevento, il più indipendente dei ducati, ebbe anche una mwbpmpropria monetazione autonoma.
Lingua
I Longobardi parlavano originariamente una mwbpglingua germanica, di classificazione incerta. Non esistono testimonianze scritte del longobardo, se non alcune parole sporadicamente contenute in testi giuridici, come l'mwbpkEditto di Rotari, o storici (soprattutto lmwbpo'mwbpsmwbpwHistoria Langobardorum di mwbp0Paolo Diacono)cite-ref-140[140].
L'uso del longobardo declinò rapidamente dopo l'insediamento in mwbqmItalia, soppiantato fin dai primi documenti ufficiali dal mwbqqlatino. Anche nell'uso quotidiano l'idioma germanico, parlato da un'esigua minoranza della popolazione italiana dell'epoca, si perse nel volgere di pochi decennicite-ref-jarnut78-117-1[117]. Non si trattò tuttavia di una dissoluzione nel nulla; anzi, l'influsso germanico ha significativamente contribuito, soprattutto nel lessico, al passaggio dal mwbqklatino volgare ai vari mwbqovolgari italiani, che si sarebbero poi evoluti nelle varie mwbqslingue locali e, attraverso il mwbqwtoscano, nella stessa mwbq0lingua italiana. La prima attestazione del volgare in Italia, lmwbq4'mwbq8mwbraIndovinello veronese, risale alla fine dell'mwbreVIII secolo.
Cultura
Letteratura
Non ci sono pervenute testimonianze originali della cultura letteraria germanica, propria dei Longobardi. Il patrimonio delle mwbrosaghe, tramandato oralmente, è andato perduto, eccezion fatta per quanto conservato nel testo, redatto in mwbrslatino, della mwbrwmwbr0Origo gentis Langobardorum, conservato in alcuni manoscritti delle mwbr4mwbr8Leges Langobardorum e quanto tramandato in forma di aneddoti, o addirittura ridicolizzato come «mwbsaridiculam fabulam»cite-ref-diaconoi8-4-2[4], da mwbsuPaolo Diaconocite-ref-141[141].
In seguito all'integrazione tra Longobardi e mwbssRomanici, avviata con decisione a partire dagli inizi del mwbswVII secolo, risulta difficile isolare i contributi propri dell'una o dell'altra tradizione nella produzione letteraria dell'mwbs0Alto Medioevo italiano (inclusi gli anni successivi alla caduta del mwbs4Regno longobardo, nel mwbs8774, che non comportò la sparizione del popolo)cite-ref-142[142]. Esemplare di questa commistione è la più alta figura della cultura longobarda: mwbtqPaolo Diacono. Originario del mwbtuDucato del Friuli, orgogliosamente longobardo, adottò tuttavia nelle sue opere (su tutte, la capitale mwbtymwbtcHistoria Langobardorum) la mwbtglingua latina.
Arte
Durante la lunga fase nomade (mwbt0I-mwbt4VI secolo), i Longobardi svilupparono un linguaggio artistico che aveva molti tratti in comune con quello delle altre mwbt8popolazioni germaniche dell'mwbuaEuropa centro-settentrionale. Popolo nomade e guerriero, non poté dedicarsi allo sviluppo di tecniche artistiche che presupponessero un insediamento stanziale e l'uso di materiali di difficile trasporto. Nelle loro tombe troviamo quasi solo armi e gioielli, che rappresentano l'essenza della creazione artistica materialmente eseguita da artefici longobardicite-ref-rovagnati105-135-1[135]. La situazione si modificò con l'insediamento dapprima in mwbuuPannoniacite-ref-rovagnati105-135-2[135], e in seguito in mwbuoItalia, dove i Longobardi vennero a contatto con l'influsso classico e si avvalsero di maestranze romaniche, quando non addirittura di artisti bizantini. Il risultato, al di là dell'appartenenza etnica degli artisti, è stata comunque una produzione artistica per molti versi di sintesi, sviluppata con tratti anche originali durante l'epoca del regno longobardo lungo l'intera Penisolacite-ref-143[143]cite-ref-devecchi314-144-0[144].
Architettura
L'attività architettonica sviluppata in Langobardia Maior è andata in gran parte perduta, per lo più a causa di successive ricostruzioni degli edifici sacri e profani eretti tra mwbvwVII e mwbv0VIII secolo. A parte il mwbv4Tempietto longobardo di mwbv8Cividale del Friuli, rimasto in gran parte intatto, gli edifici civili e religiosi di mwbwaPavia (il mwbwePalazzo Reale, la mwbwichiesa di Sant'Eusebio, la mwbwmbasilica di San Pietro in Ciel d'Oro, la mwbwqbasilica di San Michele Maggiore, la mwbwubasilica del Santissimo Salvatore, la mwbwychiesa di San Marinocite-ref-145[145], la mwbwschiesa di San Giovanni Domnarum, il mwbwwmonastero di San Felicecite-ref-146[146]), mwbxeMonza (la mwbxiResidenza estiva, la mwbxmbasilica di San Giovanni) o altre località sono stati ampiamente rimaneggiati nei secoli seguenti. Ancora in parte integre rimangono soltanto poche architetture, o perché inglobate negli ampliamenti successivi (la mwbxqchiesa di San Salvatore a mwbxuBrescia, la mwbxyBasilica Autarena a mwbxcFara Gera d'Adda, la mwbxgchiesa di Santo Stefano Protomartire a mwbxkRogno), o perché periferiche e di modeste dimensioni (la mwbxochiesa di Santa Maria foris portas a mwbxsCastelseprio). Testimonianze maggiormente fedeli alla forma originale si ritrovano, invece, nella Langobardia Minor: a mwbxwBenevento si conservano la mwbx0chiesa di Santa Sofia, un ampio tratto delle mwbx4Mura e la mwbx8Rocca dei Rettori, unici esempi superstiti di architettura militare longobarda, mentre altre testimonianze si sono conservate in centri minori del mwbyaducato beneventano e in mwbyequello di Spoleto (la mwbyichiesa di San Salvatore a mwbymSpoleto, il mwbyqTempietto del Clitunno a mwbyuCampello sul Clitunno).
Notevole, in ambito religioso, fu l'impulso dato da diversi sovrani longobardi (mwbycTeodolinda, mwbygLiutprando, mwbykDesiderio) alla fondazione di monasteri, strumenti al tempo stesso di controllo politico del territorio e di evangelizzazione in senso mwbyocattolico di tutta la popolazione del regnocite-ref-147[147]. Tra i monasteri fondati in età longobarda, spicca l'mwby8abbazia di Bobbio, fondata da mwbzasan Colombano.
Scultura
La scultura longobarda rappresenta una delle più eleganti manifestazioni dell'mwb0aArte altomedievale. Tipici della scultura longobarda sono le rappresentazioni zoomorfe e il disegno geometrico; tra le sue manifestazioni sopravvissute fino ai nostri giorni, si annoverano pannelli d'altare, fonti battesimali e soprattutto splendide lapidi dai mwb0ebassorilievi fitomorfi. Ne sono un esempio i mwb0imwb0mPlutei di Teodote, entrambi conservati a mwb0qPavia: si tratta di due lastre di recinzione liturgica risalenti alla prima metà dell'mwb0uVIII secolo che rappresentano, rispettivamente, l'mwb0yalbero della vita tra mwb0cdraghi marini alati e mwb0gpavoni che bevono da una fonte sormontata dalla mwb0kCroce (simbolo della fonte della mwb0oGrazia divina)cite-ref-devecchi311-148-0[148]. Sempre a Pavia è custodita la mwb08Lastra tombale del duca Audoaldo, risalente al mwb1e718 e recante una lunga iscrizione arricchita da bassorilievi a soggetto vegetale, mentre mirabile è la raffinatezza esecutiva della mwb1iLastra tombale di san Cumiano, presso l'mwb1qabbazia di Bobbio: risalente agli anni del regno di mwb1uLiutprando, reca anch'essa un'iscrizione centrale, racchiusa da una doppia cornice a motivi geometrici (serie di croci) e fitomorfi (tralci di vite).
Tra le opere scultoree sopravvissute fino ai nostri giorni, spicca, nel mwb1cmwb1gTempietto longobardo di mwb1kCividale del Friuli, la decorazione a stucco conservata nella parete di controfacciata, tipico esempio artistico della "mwb1oRinascenza liutprandea": la tendenza, nota appunto a partire dal regno di Liutprando, volta a integrare l'arte longobarda con gli influssi romanicite-ref-devecchi311-148-1[148]. Sempre a Cividale è conservato lmwb18'mwb2amwb2eAltare di Rachis, presso il mwb2iMuseo cristiano e tesoro del duomo di Cividale del Friuli. L'altare, realizzato nella prima metà dell'VIII secolo, è decorato da pannelli scolpiti a bassorilievo in mwb2mpietra d'Istria che riportano scene della vita di mwb2qGesù e di mwb2uMaria. Nello stesso museo cividalese si trova pure il mwb2ymwb2cFonte battesimale del patriarca Callisto, anch'esso risalente all'VIII secolo; ottagonale, reca alcuni eleganti bassorilievi nella parte inferiore (la Croce, i simboli degli mwb2gevangelisti) ed è sormontato da un tegurio. Anch'esso ottagonale, questo è sostenuto da colonne mwb2ocorinzie ed è scandito da ampi mwb2sarchi a tutto sesto, a loro volta adornati da iscrizioni e da motivi vegetali, animali e geometricicite-ref-149[149].
Epigrafia
Il Regno longobardo si distinse dagli altri regni romano-germanici dell'Alto Medioevo per la conservazione della tradizione mwb3sepigrafica di matrice classica, che altrove in Occidente per lo più scomparve. L'epigrafia conobbe particolare sviluppo durante il regno di Liutprando, tanto che una monumentale iscrizione (perduta) nella sua mwb3wreggia di Corteolonacite-ref-150[150] riportava: «Desiderando decorare i trionfi del tuo popolo, tu [Liutprando] hai impresso nell'intero territorio le tue iscrizioni». A partire da quegli anni le epigrafi cominciarono a caratterizzarsi per la stretta associazione tra scrittura e decorazione, generalmente costituita da cornici a motivi vegetali, tra le quali trovò grande diffusione quella a racemi stilizzati; appartiene a questa tipologia gran parte delle epigrafi rimaste.
Pittura
Tra i rari esempi di arte di epoca longobarda sopravvissuti ai secoli, spiccano gli mwb40affreschi della chiesa di Santa Maria foris portas a mwb44Castelseprio, in mwb48provincia di Varese. Anche se è improbabile l'origine etnica longobarda dell'autore, la sua opera, compiuta nell'mwb5aVIII o nel mwb5eIX secolo, resta un'alta e originale espressione dell'arte sviluppata nel mwb5iregno longobardo. Gli affreschi, rinvenuti casualmente nel mwb5m1944, rappresentano scene dell'infanzia di mwb5qCristo ispirate, sembra, soprattutto ai mwb5uVangeli apocrifi. Sorprendente è la tecnica compositiva, che lascia emergere una sorta di mwb5yschema prospettico di diretta ascendenza classica, oltre a un chiaro realismo nella rappresentazione di ambienti, figure umane e animali. Il ciclo di affreschi testimonia così la permanenza, in tarda età longobarda, di elementi artistici classici sopravvissuti all'innesto della concezione germanica dell'arte, priva di attenzione ai risvolti prospettici e naturalistici e più concentrata sul significato simbolico delle rappresentazionicite-ref-151[151]. Anche dal punto di vista dei contenuti simbolici il ciclo esprime una visione della religione perfettamente congruente con l'ultima fase del regno longobardo; eliminata - almeno nominalmente - la concezione di Cristo mwb5sariana, quella messa in luce dagli affreschi di Castelseprio è specificamente mwb5wcattolica, poiché insiste nel ribadire la mwb50consustanzialità delle due nature - umana e divina - del Figlio di Dio.
Diversi esempi di pittura di epoca longobarda si sono conservati anche in Langobardia Minor. Una testimonianza è costituita dal ciclo pittorico nella cripta dell'mwb58Abbazia di San Vincenzo al Volturno (fondato alla fine dell'VIII secolo), risalente al tempo dell'abate Epifanio (mwb6a797-mwb6e817). Altri esempi di pittura nell'area beneventana si trovano nella chiesa di san Biagio a mwb6mCastellammare di Stabia, nella chiesa dei Santi Rufo e Carponio a mwb6uCapua, nella mwb6yGrotta di San Michele a mwb6cOlevano sul Tusciano, nella mwb6gchiesa di Santa Sofia a mwb6kBeneventocite-ref-152[152] e nella mwb64cripta del Peccato Originale a mwb68Matera.
Oreficeria
La branca artistica della quale si sono conservate le più note e abbondanti testimonianze di età longobarda è l'mwb70oreficeria, che annovera tra gli altri capolavori come la mwb74mwb78Chioccia con i pulcini, la mwb8amwb8eCroce di Agilulfo (o mwb8idi Adaloaldo), la mwb8mmwb8qCorona ferrea o lmwb8u'mwb8ymwb8cEvangeliario di Teodolinda. L'oreficeria era l'arte prediletta dei mwb8gGermani che, come tutti i nomadi e guerrieri, potevano portare con sé solo armi adorne di metalli preziosi e ornamenti per il corpo o per la cavalcatura; oggetti piccoli, dotati di valore intrinseco, sempre a portata di mano per un dono o per uno scambio, facili da portar via in caso di fuga. Di conseguenza, l'arte orafa può essere vista come in gran parte eseguita da artigiani o artisti di etnia longobarda. Elementi fondamentali dell'arte orafa dei maestri longobardi sono l'uso della mwb8klamina d'oro, della lavorazione a mwb8osbalzo e delle mwb8spietre preziose e semipreziose. Tra i numerosi reperti orafi longobardi, si contano mwb8wfibule, mwb80orecchini, guarnizioni da mwb84fodero in lamina d'oro lavorata a giorno degli mwb9amwb9escramasax (la tipica spada longobarda, corta e dritta a un solo taglio), guarnizioni di mwb9isella, piatti di legatura, mwb9mcroci e mwb9qreliquiaricite-ref-devecchi306308-153-0[153].
L'oreficeria e l'artigianato longobardi, ben rappresentati dai numerosi reperti tombali, mostra un processo evolutivo evidente. Nel mwb9oVI secolo, fino agli inizi del mwb9sVII, predominano gli elementi della tradizione germanica, soprattutto bestie mostruose che testimoniano la percezione di una natura ostile e minacciosa. A partire dalla metà del VII secolo, invece, prendono rapidamente il sopravvento motivi simbolici più eleganti e leggeri, con influenze mediterraneecite-ref-154[154]. Uno degli esempi più noti dell'oreficeria longobarda di questo periodo è la mwb-amwb-eLamina di re Agilulfo, frontale di mwb-ielmo che reca una rappresentazione simbolica del potere sovrano, ma che attinge a una simbologia tipicamente romana. A partire dalla fine del VII secolo gli elementi di distinzione tra l'arte longobarda e quella mwb-mromano-bizantina si affievoliscono fino quasi a scomparire, tanto che il termine stesso di "arte longobarda" assume il significato più ampio di arte creata nel mwb-qRegno longobardo, indipendentemente dall'origine etnica e linguistica degli artisti e degli artigianicite-ref-155[155].
Un elemento caratteristico dell'arte orafa longobarda è costituito dalle crocette in mwb-afoglia d'oro. Di origine mwb-ebizantina, le croci erano tagliate in lamine d'oro; venivano poi cucite ai vestiti o deposti nelle tombe. Nel corso del VII secolo, di pari passo con la conversione al mwb-icattolicesimo dei Longobardi, le crocette presero il posto delle mwb-mmonete bratteate di ascendenza germanica, già ampiamente diffuse come mwb-qamuleti. Le croci che le sostituirono mantennero, accanto a quello devozionale cristiano, lo stesso valore propiziatorio; dal punto di vista formale, mostrano elementi ornamentali che rielaborano antichi elementi provenienti dalla mwb-umitologia pagana, segno di una fase mwb-ysincretista nel passaggio dal paganesimo al cristianesimocite-ref-devecchi306308-153-1[153]cite-ref-156[156].
Miniatura
La mwcamminiatura in età longobarda conobbe, soprattutto all'interno dei monasteri, un particolare sviluppo, tanto che è definita mwcaqScuola longobarda (o "franco-longobarda") una peculiare tradizione decorativistica. Questa espressione artistica raggiunse la più alta espressione nei mwcaucodici redatti nei monasteri dalla seconda metà dell'mwcayVIII secolocite-ref-157[157], mentre nel Ducato di Benevento la Scuola beneventana sviluppò caratteri propri, visibili anche in varie opere pittoriche dell'epoca.
Note
cite-note-origo1-33. ↑ mwcb8Origo gentis Langobardorum, mwcca§1.
cite-note-88. ↑ Giordane, mwcemDe origine actibusque Getarum, III, 23.
cite-note-cardini80-1313. ↑ mwcgmmwcgqCardini e Montesano,mwcgu p. 80.
cite-note-151. mwchemwchiCapo,mwchm cartina 1, pp. LII-LIII.
cite-note-2121. ↑ Velleio Patercolo, mwcjyHistoriae romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 106.2.
cite-note-2525. ↑ mwclamwcleTacito, De origine et situ Germanorum,mwclm XXXVIII-XL.
cite-note-262. Tacito, mwclcGermania, mwclgXL.
cite-note-2727. ↑ Cassiodoro, mwclwChronica.
cite-note-dione72-1a-2828. ↑ Dione Cassio, mwcmaHistoria Romana, LXXII, 1a.
cite-note-3030. ↑ mwcmoOrigo gentis Langobardorum, mwcms§2.
cite-note-5353. ↑ Procopio, mwcwsDe bello Gothico, IV, 26.
cite-note-5959. ↑ Per mwczuGiorgio Ruffolo, per esempio, i Longobardi che invasero l'Italia erano circa trecentomila (mwczymwczcRuffolo,mwczg p. 175).
cite-note-capolvi-6161. mwcawmwca0Capo,mwca4 p. LVI.
cite-note-6363. ↑ mwcbkmwcbomwcbsI Longobardi in Italia: un regno di identità diverse, su mwcbwbiosost.com.
cite-note-6767. ↑ mwcdmmwcdqCardini e Montesano,mwcdu p. 81.
cite-note-9494. ↑ mwcpuLiber pontificalis, "Gregorio II", 18, 21.
cite-note-9898. ↑ mwcqsLiber pontificalis, "Zaccaria", 6-11.
cite-note-106106. ↑ mwct8mwcuaLeges Langobardorum, "Edictus Rothari", prologo.
cite-note-108108. ↑ mwcuo(mwcusmwcuwEN) Piero Majocchi, mwcu0mwcu4Piero Majocchi, Pavia capitale del regno longobardo: strutture urbane e identità civica. mwcu8URL consultato il 2 marzo 2019.
cite-note-109109. ↑ mwcvmmwcvqCardini e Montesano,mwcvu p. 82.
cite-note-111111. ↑ Mario di Avenches, mwcwaChronica, "anno 569".
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
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